Il quotidiano francese Le Monde ha analizzato la situazione dell'Austria, che risulta avere il minor tasso di disoccupazione fra i Paesi dell'Unione Europea, pari al 4,8%. Nonostante si dichiarino meno felici dei danesi, gli austriaci hanno tanti buoni motivi per essere contenti: tasse non troppo alte, una sanità pubblica di buona qualità, la natura per gran parte protetta, una grande cultura e una qualità di vita che colloca Vienna, dopo molti anni, in testa alla classifica delle città più vivibili del mondo.

Un'"isola felice": è così che papa Paolo VI, quando visitò l'Austria nel 1978, definì questo Paese che stava vivendo una fase di espansione e di modernizzazione senza precedenti, grazie all'uomo simbolo del suo dopoguerra, il cancelliere social democratico Bruno Kreisky. Trentacinque anni dopo, il contesto geopolitico è cambiato molto, ed è atteggiamento comune, sui media austriaci, lamentarsi della mediocrità della classe politica. Resta il fatto che l'Austria continua a essere una roccaforte protetta dalla crisi che, al contrario, attanaglia il resto dell'Europa.

Oggi, come riportato da La Presse, anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concesso una dichiarazione sulla necessità di intervenire per cercare di far fronte al problema: "Sono convinto che le persistenti incognite che gravano sulla ripresa economica e sociale, e innanzitutto l'allarmante fenomeno del crescere della disoccupazione e della precarietà tra le nuove generazioni, richiedano uno scatto di orgoglio delle classi dirigenti europee".